“Un discorso introduttivo che non promettiamo sarà breve”
Un po’ di possibile, sennò soffoco. Gilles Deleuze
1. Tante domande
Con Ippogogo, da qualche anno, ci facciamo delle domande: ma che senso ha andare a teatro? Ma perché i teatri si stanno svuotando? Ma non sarà mica proprio colpa dei teatri?
Per provare a rispondere – o forse per farci domande ancora più precise – nel 2024 abbiamo tirato su oScena: una stagione teatrale pensata per chi non va a teatro.
La facciamo in un posto che non è un teatro e, più o meno, funziona così: ci sono delle persone che non vanno a teatro che, però, spesso dicono: “ma che bello il teatro, ma come mi piacerebbe andarci a teatro, ma mi sapresti consigliare degli spettacoli?”. Ecco, quello che proviamo a fare noi, allora, è rivolgerci a chi fa queste domande e dirgli: guarda, vieni da noi, ti facciamo vedere degli spettacoli che secondo noi ti piacciono.
1.1 Altre domande
Poi, da quest’anno, abbiamo fatto un bando – una domanda, potremmo dire – per coinvolgere quelli che invece ci vanno a teatro, o ci vorrebbero andare, ma non trovano uno spazio: sono compagnie, autori, autrici, attori e attrici che fanno delle cose belle ma che non sanno dove farle vedere. Guardandoci intorno, ci siamo accorti che anche qui a Bologna non ci sono molti luoghi non istituzionali dedicati alla prosa. Allora ne abbiamo fatto uno noi e abbiamo detto loro: venite qua, che non è un teatro, è vero, ma – come si dice da queste parti – piutost che nient l’è mej piutost.
2. Anche una risposta
È lecito domandarselo, non ci imbarazziamo: ma che senso ha andare a teatro? Da una parte, oggi, i linguaggi dell’arte si sono evoluti così tanto che molti strumenti del passato – come il teatro, la danza o la poesia – sembrano aver perso la loro forza. (C’era qualcuno, nel Novecento, che si chiedeva: che fine farà la poesia in un mondo pieno di luci e di schermi?). Dall’altra parte, poi, soprattutto di questi tempi – che non c’è un bel clima – la domanda sorge ancora più incombente: che senso ha andare a teatro mentre il mondo brucia, mentre ci stiamo incamminando verso l’Apocalisse? Insomma, in poche parole: ma ce n’è bisogno, del teatro?
Sono domande a cui non vogliamo dare una risposta – anche perché, onestamente, non la conosciamo. Però, non le vogliamo – e non le possiamo – nemmeno ignorare: per noi questi interrogativi devono essere un punto di partenza per chiunque voglia intraprendere un percorso artistico. I recenti sviluppi della Storia ci tolgono qualsiasi speranza sul futuro: il “possibile” è stato sostituito dal “necessario” e la volontà politica – e umana – sembra essere impotente di fronte al disastro.
Che possiamo fare, allora? E soprattutto: che può fare il teatro?
Quando hanno chiesto a Iosif Brodskij quale fosse il ruolo dell’intellettuale, lui ha risposto: «scrivere delle cose belle». Franco ‘Bifo’ Berardi, invece, si è domandato: che fare quando non c’è più nulla da fare? Per lui, non ci resta che convergere nel territorio dell’amicizia dove vivere, insieme, il tempo dell’estinzione. Il teatro è uno di questi spazi: qui possiamo convogliare – seppur disperati – e stare, finalmente, in compagnia di altri corpi.
3. Ecco
Goffredo Fofi, che è scomparso nel luglio del 2025 e che di teatro si è sempre occupato, ci ha lasciato tante lezioni in eredità. Noi ne vogliamo ricordare due: la prima è un decalogo in quattro punti: «resistere, studiare, fare rete e rompere i coglioni» e l’altra, una cosa che diceva, «senza amici, la vita non è vita».
Ecco, forse, a che serve il teatro.
Ecco, forse, perché ne abbiamo bisogno del teatro.
Ecco, forse, perché qualcuno – con i tagli al teatro pubblico dell’ultimo periodo – ce lo vorrebbe togliere, il teatro.