Uno spettacolo di Niccolò Fettarappa.
Andato in scena a Porta Pratello il 6 dicembre 2025
di Elisa Colombo e Maria Laura Cazzaniga
6 dicembre 2025
Dobbiamo unirci tutti quanti e poi esplodere di Niccolò Fettarappa
Un amico ci ha raccontato che, durante un laboratorio di scrittura drammaturgica, una professoressa, leggendo il testo di uno studente, ha utilizzato il termine “fettarappiano” per invitarlo ad essere più originale. Nonostante tu sia entrato recentemente nel panorama teatrale italiano, come vivi il paradosso di essere nuovo e allo stesso tempo già parte di un repertorio riconoscibile?
Mi fa molto piacere questa cosa, la scopro adesso. In questo periodo, insieme a Gianni D’Addario, Lorenzo Guerrieri e Rebecca Sisti, sono in prova con un nuovo testo intitolato Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso, che debutterà all'Arena del Sole di Bologna il 20 gennaio. Durante questi giorni di prove stavo pensando che, mentre si scrive o si dirige uno spettacolo, ci si confronta inevitabilmente con i propri a priori culturali: tutti quei riferimenti esterni che ci hanno formato. Ma il riferimento più difficile in questo processo – il più pedante da superare – siamo noi stessi. Quindi, il tentativo è quello di raffinare e precisare ciò che si vuole dire. Io parto sempre da me stesso per arrivare agli altri, però penso che la difficoltà principale sia cercare di spronarsi a dire qualcosa in modo inaspettato, senza accomodarsi su ciò che è stato già detto in passato. Cerco di scappare da uno stile, di riformularmi, di rigenerarmi ogni volta che devo scrivere una cosa nuova.
Quindi non ti senti “arrivato” per quanto riguarda la tua cifra stilistica…
Mi piacerebbe che ogni volta la forma fosse nuova e che fosse una scoperta. Solitamente, quando io e Lorenzo [Guerrieri, ndr] facciamo degli spettacoli, siamo sempre noi a parlare. Certo, poi ci mettiamo delle maschere, ci trasformiamo, ma cerchiamo di rimanere sempre molto vicini a noi stessi. Nel nostro nuovo spettacolo, Orgasmo, seppur ci siano dei personaggi, rimangono comunque delle estensioni di me e, spero, anche degli spettatori. Cerco di scappare da uno stile, di riformularmi, di rigenerarmi ogni volta che devo scrivere una cosa nuova.
“Cerco di scappare da uno stile, di riformularmi, di rigenerarmi ogni volta che devo scrivere una cosa nuova.
Sappiamo che sei laureato in filosofia all’Università di Bologna: tra i tuoi riferimenti culturali, quali autori o filosofi citeresti come modelli di riferimento per la tua scrittura?
Domanda difficilissima, perché sono tanti. Per quanto riguarda Orgasmo, uno dei riferimenti è Wilhelm Reich, psicologo allievo di Freud che interpretava l’orgasmo come una sorta di energia biocosmica. Una teoria sicuramente stravagante, ma geniale, perché è stata alla base della rivoluzione sessuale degli anni Sessanta.
Per quanto riguarda la filosofia, essendomi formato sulla Scuola di Francoforte, mi piacciono molto i testi di Adorno e Marcuse. Non li capisco praticamente mai, però ci provo! Apprezzo anche Deleuze, in particolare l'Anti-Edipo, scritto insieme a Félix Guattari.
Amo molto anche il cinema e un regista che ha plasmato il mio gusto è senza dubbio Werner Herzog. Ha una modalità di lavoro che mi affascina, specialmente nei suoi documentari, perché partono sempre da sé stesso e indagano un tema che lo tocca profondamente. Ad esempio, c'è un documentario, intitolato Grizzly Man, che racconta la storia di un uomo convinto di poter comunicare con gli orsi. Mi è piaciuto tantissimo perché la narrazione si sviluppa su tre livelli: c'è la storia di quest'uomo, l'indagine condotta dallo sguardo del regista e, infine, ci sono i personaggi che ruotano attorno al protagonista. È una struttura che cerco – in un certo senso – di emulare: quella in cui coesistono il regista con il suo vissuto, la sostanza narrativa (la faccenda storica che si vuole raccontare) e il modo dialettico in cui l'autore entra in rapporto con quella storia.
La tua drammaturgia è ironica e politica allo stesso tempo: se potessi darle un titolo, come la definiresti?
Un tentativo – mi piace questa parola – comico, satirico e ridanciano di indagare il surreale dell'inconscio collettivo. Forse la definizione migliore è “chissà”: è uno stile chissà.
Un tema che abbiamo notato nei tuoi spettacoli è quello del futuro. Quando scrivi uno spettacolo, pensi più al passato, al presente o al futuro?
Parto da una ferita aperta del passato, la interrogo nel presente e cerco di seguire il percorso che il sangue prenderà nel futuro. Orgasmo parte da un profondo senso di solitudine sperimentato collettivamente negli ultimi anni e analizza come questo individualismo si evolverà nel corso del futuro. Nello spettacolo, infatti, immagino che l'agenda europea del 2030 imporrà l'ultimo orgasmo sulla Terra. A questo orizzonte di attesa del futuro io, però, cerco di fare una resistenza.
“Parto da una ferita aperta del passato, la interrogo nel presente e cerco di seguire il percorso che il sangue prenderà nel futuro.
Credi che il teatro stia vivendo una crisi di pubblico?
Penso che il teatro abbia moltissimo da rimproverarsi nella crisi di sfiducia che c'è da parte del pubblico nei confronti del mezzo teatrale. Solitamente c'è una sorta di colpevolizzazione del pubblico, che viene criticato per i suoi pregiudizi. Il fatto è che questi pregiudizi sono fondati: a teatro, troppo spesso, ci si annoia. È assurdo che ci si annoi mentre si assiste a qualcosa che sta accadendo dal vivo, no?
Con Ippogogo proviamo a domandarci la stessa cosa…
Io penso che il bello del lavoro che viene fatto a Ippogogo – ed è il motivo per cui sono felice di tornarci – è il rapporto che viene creato con il pubblico, la capacità di riuscire a interessare con una proposta culturale che non sia noiosa, vuota, banale, autoriferita o elitaria…
“È assurdo che ci si annoi mentre si assiste a qualcosa che sta accadendo dal vivo, no?
Immagina che alla fine del tuo spettacolo, dopo gli applausi, tu possa istintivamente porre una domanda al pubblico. Se potessi scrivergli una lettera, che cosa diresti?
Porta Pratello, 6 dicembre 2025
Caro spettatore e cara spettatrice, cari tutti e due,
noi non ci conosciamo, ma sono contento di essermi presentato con questo testo.
Adesso tocca a te: voglio il tuo numero e voglio venire a cena a casa tua per conoscere le tue idee e vedere il tuo spettacolo, sentirti parlare, chiacchierare, ascoltarti. Può essere anche fra sei mesi, ma io voglio venire a casa tua e vedere che cosa hai da offrirmi.
Fatti conoscere anche tu, perché io muoio dalla curiosità di conoscere le persone che vengono a teatro. E, in generale, muoio dalla curiosità di conoscere le persone, soprattutto se hanno una visione personale e politica del mondo.
Ecco: ti offro una pasta in bianco se tu in cambio mi racconti cosa vedi del mondo.
tuo, Niccolò Fettarappa
Si laurea in filosofia con una tesi su Theodor W. Adorno. Scrive e porta in scena lo spettacolo Apocalisse Tascabile (Premio In- Box 2021, Premio Direction Under30 2020, Premio critica Nolo Fringe Festival, Premio Italia dei visionari). Nel 2022, va in scena con Solo Quando Lavoro sono Felice (Menzione Speciale al festival Forever Young, vincitore bando Ferrara OFF) prodotto e distribuito dalla Corte Ospitale. Sempre nel 2022, ha collaborato con Radio 3 per la messa in onda del suo testo Nel mio bagno di sangue. Nel 2023, debutta con La Sparanoia-atto unico senza feriti gravi purtroppo, prodotto da Sardegna Teatro e Agidi. È finalista al Premio Rete Critica 2022 e al Premio Riccione 2023. I suoi testi sono pubblicati dalla casa editrice Ronzani.